La comunicazione nelle situazione di conflitto: una visione alternativa

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I conflitti, nei rapporti interpersonali, sono un problema?

Esiste un pensiero diffuso che induce ad un’aspettativa forte che dice: “Un rapporto, per essere buono e soddisfacente, non deve includere situazioni di conflitto”. Secondo questa visione, l’assenza di conflitti starebbe a sottolineerebbe la qualità del rapporto e  la capacità comunicativa dei suoi componenti.

Dando per scontato che: per quanto le persone possano avere delle somiglianze ed accordi nell’interpretare la realtà che le circonda,   ci sono sempre delle parti o visioni della vita che non coincidono, inevitabilmente nasceranno dei conflitti lì dove invece che gusti simili, emergeranno gusti diversi, oppure dove la stessa realtà sarà affrontata con necessità e bisogni diversi. Quindi, nel caso emerga una diversità di punti di vista, questo si deve interpretare come opposizione o chiusura?

Un conflitto, per Thomas Gordon, (Psicologo clinico, collega di Carl Rogers, ampiamente riconosciuto come un pioniere nell’insegnamento di un sistema completo e integrato per costruire e mantenere relazioni efficaci), è un contrasto tra due o più individui che si manifesta quando i comportamenti dell’uno interferiscono con i bisogni dell’altro o  quando c’è una discordanza in termini di valori. Questa visione del conflitto apre la possibilità di poterlo affrontare in maniera diversa. Se si considera la divergenza come una naturale differenza di punti di vista e bisogni che le persone incontrano nella vita quotidiana i conflitti possono essere considerati come una componente del tutto normale o “fisiologica” di tutte le relazioni, anche delle migliori.

Alla luce di quanto detto sopra se il conflitto implica, collera, colpevolizzazioni, recriminazioni reciproche, critiche distruttive, etichette negative, allora non ci sono molte probabilità che si giunga ad una soluzione soddisfacente per entrambi gli interlocutori. Ma esiste anche la possibilità di interpretare la diversità non come minaccia ma come opportunità di incontrare e scoprire qualcosa di nuovo le cose possono cambiare.

Infatti il vero problema, secondo Thomas Gordon,non è tanto l’esistenza dei conflitti in sé, ma quanto, il numero di conflitti non risolti ed i metodi impiegati per risolverli.

Gordon inoltre afferma che “I conflitti non sono né buoni né cattivi”. Tutto dipende dalle strategie usate per la loro gestione: se si usano strategie costruttive e si coopera per arrivare ad una soluzione condivisa da entrambi o per lo meno soddisfacente, allora il conflitto sarà stato positivo.

I problemi sorgono solo quando le persone coinvolte nel conflitto non hanno gli strumenti adeguati per far fronte ad una situazione conflittuale specifica in cui incappano all’interno dello sviluppo della relazione.

Concludendo, in una relazione soddisfacente si sviluppa attraverso una visione non distruttiva del conflitto e di una capacità comunicativa efficace.

nei prossimi articoli presenterò alcuni suggerimenti di Thomas Gordon finalizzati a rendere più efficace la comunicazione in situazioni di conflitto.

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