I neuroni che hanno plasmato la civiltà

Con questo articolo si vuole invitare a una riflessione che le nuove scoperte delle neuroscienze ci stimolano sicuramente a fare.

di seguito l’intervento alla manifestazione TED del neuroscienziato indiano, meglio conosciuto per il suo lavoro nei campi delle neuroscienze del comportamento e della psicofisica, Ramachandran.

I neuroni che hanno plasmato la civiltà

Oggi vi parlerò del cervello umano, che è ciò che studiamo all’Università della California. Pensiamo solo un attimo alla questione.I neuroni che hanno plasmato la civiltà
Qui c’è un pezzo di carne, meno di un chilo e mezzo, che potete tenere nel palmo della vostra mano. Ma che può comprendere la vastità degli spazi interstellari. Può indagare il significato dell’infinito, chiedersi il significato della sua stessa esistenza, riguardo alla natura di Dio.
E questa è veramente la cosa più straordinaria del creato. È il più grande mistero riguardo l’essere umano.
Com’è possibile tutto ciò?
Bene, come sapete, il cervello è fatto di neuroni.
Qui stiamo guardando dei neuroni. Ci sono 100 miliardi di neuroni nel cervello adulto.I neuroni che hanno plasmato la civiltà Ogni neurone ha dalle 1.000 ai 10.000 connessioni con gli altri neuroni del cervello. E su questa base, è stato calcolato che il numero di trasformazioni e combinazioni dell’attività del cervello è superiore al numero di particelle elementari dell’universo.
Quindi, come è possibile studiare il cervello?
Un modo è di osservare chi ha avuto delle lesioni in diverse parti del cervello, e studiare i cambiamenti del comportamento. Oggi vi parlerò di un modo che consiste nel mettere degli elettrodi in diverse aree del cervello, ed effettivamente registrare l’attività delle singole cellule nervose nel cervello. Una specie di spionaggio dell’attività delle cellule nervose nel cervello.
I neuroni che hanno plasmato la civiltàOra, una scoperta fatta di recente da ricercatori italiani, a Parma, Giacomo Rizzolatti e i suoi colleghi, è quella di un gruppo di neuroni chiamati “neuroni specchio”, sono davanti sul cervello, nei lobi frontali.
Ora, ci sono dei neuroni chiamati “neuroni dell’attività motoria” sulla parte anteriore del cervello, che conosciamo da più di 50 anni. Questi neuroni si attivano quando uno compie un’azione specifica. Per esempio, se mi allungo e afferro una mela, i neuroni dell’attività motoria, si attiveranno davanti sul cervello. Se mi allungo e raccolgo un oggetto, un altro neurone si attiverà, comandandomi di raccogliere l’oggetto. Questi neuroni dell’attività motoria sono conosciuti da molto tempo.
Ma Rizzolatti ha scoperto un sottogruppo di questi neuroni, circa il 20%, che si attivano pure quando sto guardando qualcun altro che compie un’azione. Quindi, ci sono dei neuroni che si attivano quando mi allungo per prendere qualcosa ma si attivano anche se vedo Joe che si allunga per prendere qualcosa. E questo è veramente sorprendente. Perché è come se questi neuroni adottino il punto di vista di un’altra persona. Come se realizzassero una simulazione virtuale dell’azione dell’altra persona.
I neuroni che hanno plasmato la civiltàQual è lo scopo di questi neuroni specchio? Certamente sono coinvolti in processi come l’imitazione e l’emulazione. Perché imitare un’azione complessa richiede che il mio cervello si metta nel punto di vista di un altro. Perciò, questo è importante per l’imitazione e per l’emulazione. Perché è importante?
Allora, come avviene l’imitazione? Perché è importante?
I neuroni che hanno plasmato la civiltàOra, guardiamo alla cultura, al fenomeno della cultura umana. Se andiamo indietro nel tempo, 75/100.000 anni fa, e guardiamo all’evoluzione umana, vediamo che accadde una cosa molto importante 75.000 anni fa.
All’improvviso sono emerse e si sono rapidamente diffuse diverse capacità esclusive dell’essere umano l’uso di attrezzi, del fuoco, di rifugi, ed ovviamente anche del linguaggio, e la capacità di “leggere” nella mente di un altro ed interpretare il suo comportamento. Tutto ciò in modo relativamente veloce.
Anche se Il cervello umano ha raggiunto l’attuale dimensione quasi 3/400.000 anni fa, 100.000 anni fa tutto ciò è accaduto molto rapidamente. E io credo che ciò che accadde sia stata l’improvvisa emersione di un sofisticato sistema di neuroni specchio, che ci hanno permesso di imitare le azioni degli altri. Così che, quando per caso avveniva un’improvvisa scoperta di un membro del gruppo, come l’uso del fuoco, o l’uso di uno strumento, invece di scomparire veniva diffusa rapidamente, orizzontalmente a tutta la popolazione o verticalmente trasmessa attraverso le generazioni.
Ciò ha reso l’evoluzione, improvvisamente Lamarckiana, invece che Darwiniana. L’evoluzione Darwiniana è lenta, richiede centinaia di migliaia di anni. L’orso polare, per sviluppare la pelliccia, ci metterà migliaia di generazioni, forse 100.000 anni. Nell’essere umano, il figlio deve solo vedere il genitore uccidere un altro orso polare, scuoiarlo e mettere la pelliccia sul suo corpo, peli sul corpo, e lo impara subito. Ciò che all’orso polare capita in 100.000 anni, lo si può imparare in 5, forse 10 minuti. E poi ciò che si impara viene diffuso in proporzione geometrica attraverso la popolazione.
Questo è il principio.
L’imitare capacità complesse, è ciò che chiamiamo cultura, la base della civiltà. Ma c’è anche un altro tipo di neuroni specchio, che è coinvolto in qualcosa di molto diverso. Come ci sono i neuroni specchio per l’azione ci sono i neuroni specchio per il contatto. Se qualcuno mi tocca la mano, i neuroni della corteccia somato-sensoriale nella regione sensoriale del cervello si attivano. Ma gli stessi neuroni, si attivano in certi casi semplicemente se guardo un’altra persona che viene toccata. Si prova empatia per l’altro che viene toccato.
Quindi, molti si attivano se vengo toccato in zone diverse. Neuroni diversi per aree diverse. Ma alcuni di loro si attivano anche se vedo qualcun altro che viene toccato nello stesso punto. Così, di nuovo abbiamo dei neuroni sviluppati per l’empatia. E nasce la domanda: Se guardo una persona che viene toccata, perché non mi confondo e non sento anche il contatto soltanto guardando qualcuno che viene toccato? Voglio dire, empatizzo con la persona ma non “sento” letteralmente il contatto. Beh, ciò perché abbiamo dei recettori sulla pelle, di tatto e di dolore, che mandano dei segnali al cervello e dicono “Tranquillo non sei stato toccato”. Così empatizziamo, sentiamo tutto con l’altra persona. Ma non l’effettiva esperienza del contatto altrimenti saremmo confusi.
Ok, cosi c’è un segnale di ritorno che blocca il segnale dei neuroni specchio impedendo l’esperienza consapevole del contatto. Ma se elimini il braccio, se anestetizzi il braccio con un’iniezione, fai un’iniezione nel mio braccio, blocchi il plesso brachiale e il braccio è insensibile, e da lì nessun segnale ti arriva, se ora vedo qualcuno toccato, io lo sento veramente. In altre parole, ho dissolto la barriera tra me e gli altri esseri umani. Io li chiamo neuroni Gandhi o neuroni dell’empatia.
E questo non in modo astratto o metaforico, tutto ciò che separa te da lui, dalle altre persone è la tua pelle. Togliete la pelle e la vostra mente sarà in contatto con gli altri. Dissolverete le barriera tra voi e gli altri esseri umani. Questo è alla base di molte filosofie orientali. Che non esiste nessun io indipendente separato dagli altri esseri umani, che indaga sul mondo, che indaga su gli altri. In realtà noi siamo connessi, non solo con Facebook e Internet, siamo connessi dai nostri neuroni. E in questa sala c’è un’intera connessione di neuroni che dialogano tra loro. E non c’è nessuna reale distinzione tra la vostra coscienza e quella di un altro.
Questa non è filosofia del mambogiambo. Emerge dalla nostra comprensione della neuroscienza. Prendiamo un paziente con un arto fantasma. Se il braccio è stato tolto e hai un arto fantasma, e guardi qualcun altro che viene toccato, lo senti anche se ti manca. Ma ancora più stupefacente, se hai un dolore nell’arto fantasma, e prendi la mano dell’altra persona, e massaggi la sua mano, questo attenua il dolore nella mano che tu non hai più, come se i neuroni possano produrre un sollievo anche soltanto guardando un altro che viene massaggiato.
I neuroni che hanno plasmato la civiltàPer molto tempo la gente ha guardato alla scienza e all’umanesimo come due cose distinte. C.P. Snow ha parlato di due culture: la scienza da una parte e l’umanesimo dall’altra; “mai le due s’incontreranno”. Io dico che i neuroni specchio rappresentano l’interfaccia che ci consente di rivedere questioni quali la consapevolezza, la rappresentazione del se, di ciò che ci separa dagli altri esseri umani, di ciò che ci permette di entrare in empatia con gli altri, ed anche altre cose come lo sviluppo della cultura e della civiltà, che è solo dell’essere umano. Grazie.

Senza parole …

Senza parole …


Parte 1a

_Dal ritmo ai farfugliamenti_

La comunicazione para verbale è legata alla dinamica delle intonazioni e inflessioni di voce, la quale accompagna ogni produzione verbale.
Le declinazioni della comunicazione para-verbale si identificano per la tonalità e il profilo di intonazione, la durata (ossia le pause e la velocità dell’eloquio), l’intensità (intesa come volume e accento), prominenza e ritmo e, infine, la qualità vocale fonatoria espressa dalla voce (a falsetto, gracchiante, aspra…).

Questi elementi particolari sono in grado di trasmettere manifestazioni di umori e stati d’animo, soggettivi e relazionali, stili espressivi personali.
In particolare il tono è inteso come espressione delle emozioni, l’accento comunica l’appartenenza ad un gruppo, le qualità vocali indicano le caratteristiche personali.
Ci sono due componenti chiave: qualità della voce e vocalizzazioni.

Risultati immagini per gola

Le vocalizzazioni, che giocano un ruolo fondamentale, possono essere distinte in:
caratterizzatori vocali (ovvero riso, pianto, sospiro);
qualificatori vocali (intensità, tono, estensione);
segreti vocali (uhm, mmh, shhh, ah e altri);
suoni di accompagnamento (inspirazioni, pause di silenzio, farfugliamenti).

 

_La potenza del silenzio_

Le componenti della comunicazione non verbale sono quindi effetti vocali, che vengono percepiti come aventi tono, durata e volume, ma che sono propriamente risultanti da meccanismi fisiologici, il cui risultato è il lavoro diretto della faringe o delle cavità nasali e orali.

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Il silenzio è in questo contesto uno strumento di comunicazione molto potente che assume funzioni diverse, come, ad esempio: attirare l’attenzione, generare sorpresa, marcare il potere, approvare, generare intimità, dimostrare emozioni e sentimenti.
Il silenzio può essere espressione di tutte le posizioni di chiusura e impermeabilità; oppure, nelle relazioni asimmetriche, segnala le posizioni di subordinazione.

Fanno parte, inoltre, della comunicazione non verbale i rumori che facciamo con il nostro corpo, come ad esempio tamburellare con le dita, o i rumori che provengono dalle viscere, come i borborigmi intestinali.

 

_Emozioni e… ritmo!_

Una componente di elevata importanza nella comunicazione para verbale è il Ritmo.
Esso consente di dare connotazione ai termini attraverso la velocità di comunicazione e di articolazione e le pause.

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In particolare si vuole indirizzare l’attenzione sulla ritmica connesse alla comunicazione delle emozioni.
La voce può comunicare emozioni, in particolar modo, attraverso la modulazione del ritmo, dell’intonazione e dell’intensità dell’eloquio.
Enorme è il potere evocativo che possiede la voce umana, non solo per i contenuti che vengono esposti verbalmente, ma anche per le modalità in cui quei contenuti vengono comunicati.

 … Parte 2a… TO BE CONTINUED!

 

Public Speaking è Teatro?

Public Speaking è Teatro?

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Spesso e volentieri non ci pensiamo, ma prepararsi per parlare in pubblico richiede gli stessi strumenti che utilizza un attore in scena.

Primo tra tutti il TESTO.
Un buon attore come un bravo oratore, purtroppo, sa bene che l’improvvisazione totale non è sempre la chiave vincente.
Si parte perciò dalle fondamenta: cosa vogliamo dire? Come vogliamo dirlo? Cosa devono percepire e ricordare, gli altri, del nostro discorso?Ecco che diviene fondamentale la preparazione dei concetti chiave:
vanno sottolinearti attraverso l’uso del paraverbale (pause, tono, volume, intenzioni) e del non verbale ( postura del corpo, uso delle mani e sguardo).

Nel filmato relativo al concorso mondiale di public speaking tutti questi strumenti sono utilizzati al massimo delle loro possibilità al punto che i discorsi sono simili a lunghi monologhi taetrali.I corsi proposti dall’Associazione, nella figura di Vittorio Attene, utilizzano stumenti di preparazione vocale, articolazione e uso del corpo, simili a quelli proposti all’interno dei corsi di recitazione teatrale.

Se a questo vogliamo aggiungere anche la lavorazione a partire dalle intenzioni che possiamo utilizzare nel parlare al pubblico, la stretta connessione tra un oratore e un attore è non solo evidente ma necessaria.

La maggior parte delle persone pensa che parlare in pubblico sia frutto di improvvisazione. Solo pochi si possono permettere l’improvvisazione.
Gli altri possono però studiare.

La Parola al corpo: la parola ai sensi?

La Parola al corpo: la parola ai sensi?

Nel percorso sulla comunicazione che Fantalica propone, il lavoro di scoperta ed esplorazione della corporeità si intreccia con la riscoperta del mondo sensoriale.

I sensi, che sono cinque: vista, udito, gusto, tatto e olfatto si associano agli organi di senso che sono concreti, corporei e sono anche le funzioni degli stessi organi.

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Perché sono così cruciali  per la nostra comunicazione?
Perché conoscerli ed affinarli è necessario?

Essi intanto ci fanno conoscere  ogni aspetto della realtà: come son fatte e come si immaginano cose e persone e l’ambiente in cui sono, (siamo) inseriti.
Da un punto di vista neurofisiologico sono strutture più o meno complesse di ricezione degli stimoli interni ed esterni che vengono trasformati in impulsi nervosi e poi trasmessi al sistema nervoso centrale.

Ma il fascino e l’efficacia dei sensi è legata alla dimensione narrativa ed immaginativa: aprono la nostra mente alla scoperta della nostra memoria e della nostra identità e arricchiscono a dismisura la nostra capacità di associare stimoli fisici a emozioni ed immagini e di condividerla con gli altri esseri umani nella dimensione relazionale.

Se l’uomo percepisce la realtà che lo circonda con l’udito per il 12%, con il tatto e i gusto per il 2%, con l’olfatto per il 3% e con la vista per l’ 83% allora appare chiaro che alcuni sensi più di altri sono utilizzati nella conoscenza del mondo e nel nostro sistema comunicativo.

Risultati immagini per sensi

Dunque il nostro percorso di scoperta della comunicazione più efficace si occuperà soprattutto dei sensi meno frequentati ed utilizzati; anche se, è necessario dirlo, ognuno ha almeno un senso più sviluppato, più o meno consapevolmente, che naturalmente lo  accompagna.

Per comprendere la forza conoscitiva e l’efficacia comunicativa dei sensi (soprattutto quelli “dimenticati” o poco utilizzati) non possiamo che fare un paio di esempi letterari che ci possono illuminare.

 

I grandi scrittori sono, spesso, straordinarie officine dei sensi in azione e ci introducono a quegli straordinari mondi immaginativi di cui accennavamo.

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L’OLFATTO: “Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l’amore dall’odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini.” Da “Il profumo” di P. Suskind.

Risultati immagini per gusto

IL GUSTO: “ E non appena ebbi riconosciuto il sapore del pezzetto di maddalena inzuppato nel tiglio che mi dava la zia (… pur dovendo rimandare a molto più tardi la scoperta  della ragione per cui questo ricordo mi rendesse così felice), subito la vecchia casa grigia sulla strada, nella quale era la sua stanza, come uno scenario di teatro si adattò al piccolo padiglione del giardino, dietro di essa, costruito per i miei genitori; e con la casa la città, la piazza dove mi mandavano prima di colazione, le vie dove andavo in escursione dalla mattina alla sera con tutti i tempi, le passeggiate che si facevano se il tempo era bello.

E come quel gioco in cui i giapponesi si divertono a immergere in una scodella di porcellana piena d’acqua dei pezzetti di carta fino allora indistinti che, non appena vi sono immersi, si distendono, prendendo contorno, si colorano, si differenziano, diventano fiori, case, figure umane consistenti e riconoscibili, così ora tutti i fiori del nostro giardino e quelli del parco di Swann, e le ninfeee della Vivonne e la buona gente del villaggio e le loro casette e la chiesa e tutto Combray e i suoi dintorni, tutto questo che vien prendendo forma e solidità, è sorto, città e giardini, dalla mia tazza di tè.”

Da “Alla ricerca del tempo perduto – La strada di Swann) di Marcel Proust

Dunque due sensi oggi da riscoprire, strettamente connessi e che ci portano direttamente all’area del cervello collegata con il sistema limbico: il nostro “cervello emozionale”.
Sensi arcaici ma che ci permettono di arrivare immediatamente ai ricordi ed alle emozioni.

Un esempio dunque di una pratica dei sensi che con gli altri, in sinergia, ci aprono nuove e profonde dimensioni conoscitive e comunicativo-relazionali e che ci invitano a pensare di meno ed a “sentire” di più…

ITALIANO NEUTRO PER OGNI OCCASIONE

L’Associazione Culturale Fantalica

Presenta

PARLIAMOCI CHIARO

Prima lezione introduttiva di prova al corso di dizione

BLA-BLA-BLA-OK

18 ottobre 2017

Ore 19.00 Presso la Sala Teatro di Fantalica in via Giovanni Gradenigo, 10 a Padova

Conduttore: Eros Immanuel Papadakis

Ingresso libero su prenotazione

“L’esercizio vero dovrebbe essere il bel parlare: noi italiani possediamo uno strumento musicale leggiadro come non ne esistono altri al mondo, la nostra lingua, ma chissà perché abbiamo deciso di bistrattarlo.“  

Domitilla D’amico, doppiatrice e attrice italiana

Una serata per scoprire insieme la dizione…quest’arte da tanti invocata ma da pochi praticata.

La lezione prevede un momento iniziale di respirazione, di riscaldamento dei muscoli

facciali e degli organi di fonazione e una seconda parte in cui ci si dedicherà all’esercizio di una brevi letture tratte da contesti differenti

Al termine della lezione sarà presentato il corso di dizione

 

Corso di dizione

Il corso è un’introduzione allo studio della corretta pronuncia italiana, ossia di quell’italiano neutro parlato dai professionisti della voce (attori, doppiatori, speaker, presentatori…).

In qualsiasi situazione, un uso corretto delle proprie capacità espressive aumenta l’efficacia dei risultati, ciò è importante soprattutto se la professione prevede un contatto ed un’interazione con il pubblico. I nostri corsi di dizione ti permettono, attraverso una serie di esercizi mirati e lo studio della dizione e della fonetica, di parlare in modo chiaro ed efficace.

Eros Papadakis: attore

Eros Emmanuil Papadakis si diploma nel 2013 presso l’Accademia Teatrale Città di Trieste sotto la direzione del Maestro Francesco Macedonio nel ruolo di Mercuzio in Romeo e Giulietta di W. Shakespeare.

Prosegue poi i suoi studi in campo internazionale presso il Grotowski Institute e successivamente studia la commedia dell’arte con i maestri Carlo Boso e Michele Casarin e l’Arte del Clowning con Vladimir Olshansky.

Dal 2014 inizia la sua attività di insegnamento, dapprima con gli adulti poi con un laboratorio per adolescenti presso il servizio psichiatrico diurno dell’Asl e presso la Casa di reclusione Due Palazzi come assistente della regista Maria Cinzia Zanellato.

Attualmente continua a girare l’Italia con lo spettacolo Antigone di Vittorio Alfieri sotto la direzione del regista Marco Viecca.

È inoltre impegnato con diversi laboratori nelle scuole del Padovano.

Per info e prenotazioni

Associazione Cuturale Fantalica

Via giovanni Gradenigo 10, Padova

tel. 0492104096; cell. 3483502269; fantalica@fantalica.com, sito www.fantalica.it