La comunicazione efficace grazie all’Arte

Comunicazione ed Arte

Il Novecento ha visto progressivamente maturare l’idea che ogni individuo sia padrone di se stesso, valga di per sé, e possa, con la sua scelta, mutare uno scenario dato. Lo scontro profondo e lo scambio contraddittorio e forte tra dittature e democrazie, la sfida della democrazia stessa come eventualità possibile e migliore per la storia e l’esistenza degli uomini, la difficoltà, per converso, della sua attuazione, il crescere del peso della comunicazione e della cultura di massa, hanno creato un terreno complesso, pieno di intrecci di significati, sul quale si è andato sviluppando un concetto di arte totalmente
elastico. L’arte è diventata una “proposta”, che può essere formulata attraverso codici non speciali, non esclusivi, ma praticabili da tutti, leggibile e modificabile da ciascuno.
“L’obiettivo era creare un’arte per l’arte e trovare un suo linguaggio nuovo. L’internazionalizzazione si rivelò un grande vantaggio in questa ricerca: A quei tempi era semplice viaggiare in Europa, per questo si creò un vivace scambio tra culture differenti e naturalmente tra artisti di diversa provenienza”
.
Se la prima metà del Novecento è stata caratterizzata da tremendi sconvolgimenti dovuti alle due grandi guerre mondiali, la seconda metà del secolo si distingue per un grande progresso tecnologico. Infatti l’uomo inizia a spostarsi, viaggiare, comunicare con altri uomini, distanti anche migliaia di chilometri. Nei paesi più ricchi, si registra una vasta diffusione del benessere economico (il Boom degli anni 50/60) e si inizia ad uscire da quella che era considerata una vera piaga sociale, cioè l’ignoranza, le scuole cambiano e si riformano, generando un cospicuo aumento dei frequentanti. L’esistenza
dell’uomo appare sempre più finalizzata alla produzione e al consumo, aiutati molto da un utilizzo insistente della pubblicità che diventa rapidamente un elemento fondamentale delle economie dei vari Paesi.
L’arte si internazionalizza. I circoli artistico-culturali non si costituiscono più su base necessariamente nazionale, ma piuttosto su concetti comuni che affiorano nel pensiero di artisti e personaggi anche molto distanti tra loro (si pensi al caso Dada che si trova dislocata in varie parti d’Europa e in America). Con lo spostamento del baricentro Oltreoceano, gli orizzonti dell’arte sembrano poter accogliere qualsiasi tipo di espressione artistica.
Grazie ai mass-media le esperienze artistiche non hanno più confini, e quindi si può dire che l’arte diventa “patrimonio di tutta l’umanità”, mettendosi a disposizione di chiunque al mondo. Allo stesso tempo però, il fatto che non vi siano più confini definiti, crea il rischio che l’arte venga trasformata in prodotto soggetto alle regole del mercato, e quindi il valore di un’opera non sarà più solo culturale, ma anche economico. Si rinnova in questo contesto il concetto di opera d’arte “in serie”

Il secondo Novecento si caratterizza soprattutto per un rifiuto delle regole classiche rinvigorite dai ritorni alla classicità degli anni dei totalitarismi (non a caso i movimenti di questo periodo sono definiti neo-avanguardie). Aiutati dalle prime reazioni all’accademismo proposte dalle avanguardie storiche, non si accettano più imposizioni su come realizzare un’opera d’arte, l’ispirazione e le tecniche devono essere libere, come liberi voglio sentirsi gli artisti stessi.
Con queste premesse, si ha nell’immediato dopoguerra lo sviluppo dell’arte informale
, che esprime la sua critica al mondo contemporaneo abolendo le forme tradizionali e immediatamente riconoscibili, e sviluppandosi in modo particolare a seconda del contesto in cui si ritrova.