Comunicazione Efficace… cosa aiuta nelle situazioni di conflitto

accordoLa prima cosa che aiuta nelle situazioni di conflitto è credere che sia possibile uscire da questa situazione con un risultato in cui entrambi hanno un vantaggio e non uno che vince sull’altro. È chiaro che tale metodo si pone come alternativa sia al permissivismo che all’autoritarismo. Ed è evidente che qualora ci si ponga in posizione di autorità e di potere, questa posizione possa essere conservata esclusivamente mantenendo gli altri in una condizione di limitazione, immaturità, incapacità, incompetenza, …

Se è quindi vero che piace a tutti vincere è altrettanto vero che a nessuno piace perdere, e sentirsi considerato incapace, limitato, immaturo, … Per cui pensare che, vincere sull’altro, in una situazione di conflitto, migliori il rapporto con il nostro interlocutore non è certo una visione lungimirante.

Affrontare con successo quindi una situazione di conflitto significa accettare che sono necessarie numerose interazioni per completare il processo di risoluzione.
Entrambi gli interlocutori, in più interazioni/comunicazioni collaboreranno per trovare una soluzione che possa essere accettata da entrambi nel rispetto delle esigenze reciproche e della reciproca soddisfazione.
Attraverso questo processo si può produrre quanto segue:

  • sentimenti positivi di reciproco rispetto;
  • cooperazione e non competizione (il che favorisce la risoluzione del problema);
  • vengono stimolati il pensiero creativo, l’intelligenza e l’esperienza in un processo sinergico;
  • sono stimolate la responsabilità e la maturità.

 

Buona riflessione

Massimo

Prendersi cura delle proprie relazioni rende più felici

easterlinIl concetto espresso dalla frase «la ricchezza non produce la felicità» è dibattuto fin dai tempi antichi. Aristotele: “È chiaro che non è la ricchezza il bene da noi cercato: essa infatti ha valore solo in quanto “utile”, cioè in funzione di qualcos’altro.

Quasi tutte le ipotesi per spiegare cosa rende felice l’uomo rimandano più o meno direttamente alla necessità “economica” di inserire nell’analisi delle ricchezze un’altra categoria di beni: i beni relazionali.

Per beni relazionali si intende il patrimonio inerente l’ambito familiare, affettivo e civile della partecipazione alla vita sociale/volontariato e politica della propria comunità.

È interessante osservare che molte ricerche mettono in luce che per i beni relazionali, come ad esempio il matrimonio, dei figli, gli amici, i rapporti legati all’occupazione lavorativa, …  l’adattamento e delle aspirazioni non è totale e la felicità, (o infelicità nei casi negativi), pur diminuendo nel tempo rimane comunque più elevata.

Sarebbe poi, secondo molti, da considerare nell’analisi economica anche il patrimonio ambientale su cui confluiscono gran parte delle “esternalità” negative, (inquinamenti di vario tipo e consumo delle fonti non rinnovabili), non conteggiate nel bilancio della logica economica del mercato.

Ci sono cioè dei beni che il denaro è capace di comprare e spesso sacrificati al fine di conseguire il reddito monetario necessario per acquistare i “beni di consumo”, (si pensi al tempo crescente che le attività lavorative rubano alle relazioni familiari e ai rapporti di amicizia).

Rappresentazione matematica del paradosso di Easterlin relativo alla felicità.

Se indichiamo con:

F”: la felicità di un individuo (considerandola una variabile misurabile cardinalmente),

I”: il reddito (inteso come mezzi materiali),

R”:  i “beni relazionali”,

e ignoriamo altri elementi importanti, possiamo scrivere:

F = f(I,R)

grafico

Possiamo esprimere cioè la felicità come una funzione del reddito individuale e beni relazionali. Se è vero e ragionevole supporre che l’effetto complessivo del reddito (I) contribuisce direttamente alla felicità soprattutto per bassi livelli di reddito, bisogna anche considerare che, dopo aver superato una certa soglia, questo può diventare negativo poiché l’impegno per aumentare il reddito (assoluto o relativo) può produrre sistematicamente effetti negativi sui beni relazionali, sulla qualità e quantità delle nostre relazioni, (ad esempio a causa delle risorse eccessive che impieghiamo per aumentare il reddito e che sottraiamo ai rapporti umani), e quindi, indirettamente, potrebbe smorzare, o addirittura ribaltare l’effetto totale diminuendo la felicità. Le diverse ipotesi prima illustrate, insieme ai nostri limiti cognitivi e ai condizionamenti sociali spiegano perché inconsapevolmente non ci comportiamo razionalmente e superiamo il punto critico.

 Conclusioni:

Una delle macroconclusioni sembra essere quindi che ricchezza, (o utilità), e felicità (o benessere sociale), non sono la medesima cosa, perché per essere più felici non basta cercare di aumentare l’utilità, (prodotti, beni, servizi), bensì, almeno in maniera prevalente, è necessario addentrarsi nella sfera della relazione tra le persone.

Tra le tante soluzioni proposte, lo stesso Easterlin suggerisce che, poiché ciascun individuo possiede un certo ammontare di tempo da allocare tra diversi domini monetari e non, quali:

  • Reddito e beni materiali,
  • Famiglia,
  • Stato di salute,
  • Lavoro,
  • Stabilità emotiva,

Per aumentare la propria felicità, sarebbe meglio destinare il tempo a quei domini in cui l’adattamento alle novità e o il confronto sociale sono meno importanti, ad esempio nei beni relazionali o “beni non posizionali”. È un po’ come dire che “per essere felici bisogna essere almeno in due”.

Buona riflessione

Massimo